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Il seminario
di Murlo sul “Colore e la Luce nella statuaria antica in bronzo” si
è svolto regolarmente secondo il programma allegato. Vi hanno partecipato
per quattro intense giornate circa sessanta persone tra relatori , sperimentatori
e auditori,provenienti da vari paesi europei e dal Giappone.
La prima lunga relazione introduttiva è stata tenuta dal curatore del seminario
prof.Edilberto Formigli che ha mostrato con numerose foto a colori,
raccolte durante più di tre decenni di lavoro come tecnico della Soprintendenza
Archeologica di Firenze, le varie tecniche di lavorazione antica e di
applicazione dei dettagli cromatici sulle statue antiche in bronzo,
come l'inserimento delle labbra di rame sulla cera prima della fusione
dei due bronzi di Riace, la costruzione dei denti in argento, la preparazione
degli occhi in avorio, le ciglia e le sopracciglia in rame. Nel pomeriggio
della stessa prima giornata i presenti hanno potuto assistere dal vivo
alla preparazione a caldo della patina nera con zolfo su un bronzo,
secondo la tecnica romana, eseguita da Frank Willer, noto restauratore
del Landesmuseum di Bonn. Lo stesso Willer ha esposto nella mattinata
della seconda giornata la teoria riguardante la presenza su molti importanti
bronzi antichi, di patine nere artificiali antiche, teoria sostenuta
anche dal Formigli e adesso in questo seminario per la prima volta scientificamente
dimostrata dalle indagini in microscopia a scansione della dottoressa
Daniela Ferro del C.N.R Beni Culturali di Roma. Nella stessa mattina
Nagai Yutaka ha eseguito esperimenti di patinatura con la tecnica dello
Shakudo tradizionale giapponese. Sempre Daniela Ferro insieme ad Alessandro
Pacini, apprezzato orafo e studioso di Montepulciano, e lo stesso Formigli
hanno esposto in una serie di studi chimico-sperimentali le varie tecniche
antiche di doratura. Marcello Miccio chimico presso la Soprintendenza
fiorentina, ha mostrato poi a conclusione della mattinata, gli studi
inediti sul restauro e sulle patine nere di tenorite della famosa statua
di Atena del Museo Archeologico di Firenze. Nel pomeriggio della seconda
giornata Bernardino Morsani, noto scultore di Rieti, che sta preparando
le copie dei Bronzi di Riace per conto dell'ambasciata greca di Roma,
in vista delle prossime Olimpiadi di Atene, ha mostrato le cere delle
copie e le sue ricostruzioni delle labbra e degli occhi, mentre Alessandro
Pacini ha ricostruito la bottega di lavoro dell'Oculararius romano,
artigiano specializzato nella realizzazione di occhi di statue in bronzo.
La giornata si è conclusa con la relazione di Franco Maiullari, psicologo
nonchè studioso del teatro greco, che ha esposto un' interessante teoria
sulle statue in bronzo greche, come opere statiche “messe in scena”
attraverso i cambiamenti della luce solare, mentre gli attori greci
nelle loro maschere dall'espressione fissa, sarebbero come statue che
muovendosi cercano la luce per dare espressività ai loro volti. Nella
giornata di sabato è stato affrontato il tema della luce nelle relazioni
di Goetz Lahusen e Gerhard Zimmer, ambedue docenti di Archeologia classica,
il primo all'università di Francoforte, il secondo a quella di Eichstaett.
Il primo ha mostrato lo sviluppo nella resa degli occhi, dallo sguardo
vivo e penetrante, dei ritratti antichi in bronzo ed il cambiamento
verso una cecità cromatica intervenuta verso la fine del primo sec.
dopo Cristo. Il secondo ha riferito sugli studi eseguiti da studenti
berlinesi sull'illuminazione artificiale delle statue di culto nei templi
greci. Formigli ha successivamente mostrato gli accorgimenti degli antichi
nei trattamenti della superficie del bronzo in grado di “catturare la
luce” per sottolineare e mettere in evidenza i dettagli della modellatura,
come i muscoli e le vene dei corpi nudi. In particolare il trattamento
a raschiatoio con una sorta di strigile, lasciava sul bronzo delle rigature
e lisciature che toglievano alle figure il riflesso abbagliante, mettendo
invece in evidenza le curve e le modellature a tutto tondo. Dalla successiva
relazione scientifica di C. Coluzza, fisico della luce e professore
della Sapienza di Roma, che ha analizzato tracce di “strigile”, realizzate
sperimentalmente su bronzo, risulta che tali tracce sono in grado, per
le loro particolari caratteristiche fisiche e ottiche di aumentare grandemente
l'effetto di tridimenzionalità dei dettagli di luce ed ombra dei bronzi.
Il tema teorico del ruolo della luce nella creazione artistica, ha concluso
la mattinata con la relazione di Bernardino Morsani, che ha mostrato
l'importanza dell'incidenza della luce nella realizzazione delle forme
e della muscolatura dei corpi maschili atletici. Nel pomeriggio si è
provveduto a fornire di labbra in rame e occhi in osso e pasta vitrea
la copia patinata in nero dell'Idolino di Pesaro, del Museo archeologico
di Firenze, realizzata nella fonderia Marinelli con l'intervento dello
scultore Piero Bertelli. Questa copia fornita di racemi e tralci di
vite che sostengono una tavoletta di legno, ricostruiti secondo le indicazioni
dei “lampadofori” romani pompeiani , è stata poi sistemata in una sala
interna dell'Antiquarium di Murlo. In serata sono state accese delle
lucerne poste sulla tavoletta, cosìcché la statua si autoilluminava
dal basso, mettendo in evidenza i suoi vivi ed “inquietanti” dettagli
di colore del viso, mentre i convitati “banchettavano” in loro presenza.
Nell'ultima fase del seminario, domenica mattina, i partecipanti hanno
ascoltato la relazione degli esperti giapponesi K.Totsu e H.Hada sulla
costruzione del Budda gigantesco in bronzo del Todaij, ed una relazione
scientifica sui colori delle leghe di bronzo, di S. Natali dell'Università
La Sapienza di Roma. Una discussione generale su tutti gli interventi
ha concluso la manifestazione.
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