|
Contenuti: COLORE E LUCE NELLA STATUARIA ANTICA IN BRONZO |
|
I
tradizionali studi storico-artistici sulla statuaria in bronzo antica
si sono sviluppati per lo più nel chiuso delle università
e sulle copie in gesso delle varie gipsoteche europee. Gli studi sull'evoluzione
formale e stilistica, in particolare quella dei periodi di passaggio dall'arte
arcaica a quella classica e poi all'ellenismo sono sempre stati al centro
dell'interesse e dell'insegnamento e vantano oggi una lunga e consolidata
tradizione. In particolare sono stati studiati con ogni cura i dettagli
anatomici delle figure e l'evoluzione nell'impostazione e nella modellatura
dei corpi. Minore attenzione è stata dedicata allo studio degli
interventi "accessori" sui bronzi antichi, che utilizzano materiali
diversi dal bronzo , come il rame l'argento, l'avorio, il marmo, la pasta
vitrea etc. e sul trattamento delle superfici : patina e lavorazione a
freddo. Il fatto è che solo recentemente le nuove metodologie ed
i nuovi strumenti di restauro, hanno permesso di mettere in luce molti
di questi dettagli su nuovi ritrovamenti e di rivelarli anche su bronzi
già esposti nei musei da lungo tempo. Dettagli, come ad esempio
le ferite e le gocce di sangue in rame rosso sul pugilatore del Museo
Nazionale Romano, erano rimasti fino a qualche anno fa nascosti da incrostazioni
e patine di corrosione. Nel loro insieme i dettagli cromatici conferiscono
una nuova dimensione alla nostra ricezione della statuaria in bronzo antica
, che approfondisce la nostra comprensione e ci avvicina ancor più
alla sensibilità ed al tipo di apprezzamento che gli antichi dovevano
avere verso le opere dei loro artisti. Occhi bianchi in avorio con iris
e pupilla scuri, labbra rosate , denti d'argento su di un sottofondo di
patina nera , rendevano certi bronzi più "veri" agli
occhi degli antichi . Grazie a questi interventi cromatici il rapporto
psicologico tra immagine e spettatore nei santuari greci, nei fori romani,
era probabilmente più carico di emotività di quanto possiamo
immaginare. Un'idea di quello che poteva essere questo rapporto psicologico
con l'immagine, ce l'hanno data le folle di visitatori alle mostre dei
famosi Bronzi di Riace. Ciò che ha impressionato di più
il pubblico, oltre alla perfezione dei loro corpi maschili, è stato
senz'altro la vivacità del loro "penetrante" sguardo.
Un altro aspetto quasi sconosciuto agli studiosi è quello dei trattamenti
di superficie dei bronzi antichi . Anche qui la causa di questa lacuna
sta negli imperfetti restauri del passato: soprattutto nella pulitura
delle superfici non si teneva conto del concetto di superficie originale.
Ciò che vediamo ancora oggi su molti bronzi è una patina
ricostruita, che non rispecchia minimamente l'aspetto originario, sia
nel colore che nella messa in evidenza dei trattamenti di lavorazione
a freddo antichi. L'arte di catturare la luce per esaltare le forme, come
si rivela nei trattamenti con raschiastoi a "strigile" di alcuni
bronzi antichi (ad esempio del cavallo Capitolino), non è stata
finora compresa ed apprezzata anche a causa dei restauri inadeguati. Altro
tema centrale del seminario sarà quello della luce naturale diurna
alla quale gli antichi vedevano le statue in bronzo esposte all'aperto
e, nel caso dei lampadofori (Lychnouchoi), anche quello della luce artificiale
delle lampade ad olio che essi portavano durante i banchetti romani. Da
qui passeremo anche alla problematica di una illuminotecnica moderna di
museo, in grado di avvicinare anche noi moderni alle situazioni di luce
sotto le quali gli antichi erano soliti ammirare i loro capolavori in
bronzo.
|